Le fredde notti dell’infanzia

Una scrittura attenta, riflessiva, che invita il lettore a immergersi nell’Istanbul degli anni ‘50, in un libro che è un racconto di vita in cui i capitoli sono frammenti di un’esistenza segnata dal dolore.
Una scrittura “corporale” che narra i traumi e le sofferenze di un’adolescente inquieta, di una donna tormentata che barcolla, inciampa, ricade in cliniche ed ospedali psichiatrici senza cedere al dolore mortale dell’elettroshock.
In Le fredde notti dell’infanzia, in una Turchia già afflitta da oppressivi condizionamenti, l’autrice, stretta tra camicie di forza e abbracci casuali, riscatta la riscrittura del proprio destino nella ricerca di un amore che raggiunga l’infinito e traghetti la vita verso il futuro, un atto che, come descrive ampiamente il Professor Bellingeri di Ca’ Foscari, curatore dell’opera, diviene, nel caso di Tezer Özlü, invito “al proprio corpo a riorganizzarsi dopo il dolore sconvolgente, che ricalca, preme, incide quel corpo martoriato”.

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